L’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori (Sonzogno, 2019) di Giulio Mozzi, già polisemico dal titolo, è un libro che si presta a diversi usi; infatti è un manuale, in quanto compendio di insegnamenti sulla scrittura narrativa, ma lo è anche per il formato ridotto che permette di stare in una mano. È anche un oracolo, ovvero un testo che può essere interrogato, aprendo le pagine a caso per capire o intuire come procedere di fronte a un blocco creativo, a un dubbio, a un’esitazione; il sottotitolo d’altronde recita: “Metodo rapido ed efficace per la risoluzione di ogni problema narrativo e di scrittura, particolarmente adatto ai principianti ma non privo di utilità anche per gli esperti”.

Si tratta di un libro molto serio, scritto però con un tono leggero e divertente, che può essere letto e usato cercandovi insegnamenti profondi, ma anche come un gioco. Sulla pagina di destra il lettore troverà un consiglio, una provocazione, una riflessione, una domanda, mentre sulla pagina di sinistra un breve approfondimento che può aiutare l’aspirante scrittore ad affrontare e risolvere il problema che si trova davanti. Una soluzione, ad esempio, potrebbe essere quella di abbandonare, temporaneamente o definitivamente, la storia a cui sta lavorando: «Ci sono storie che si seccano, come le foglie. Bisogna aspettare che si decompongano e formino nuovo humus». Oppure bisogna arrivare fino in fondo alla storia che si sta scrivendo e dopo rileggere, correggere e riscrivere. Un consiglio ricorrente è quello di puntare sulla concretezza, perciò «i tuoi personaggi devono mangiare, dormire, pisciare, andare di corpo», scrivendo in modo semplice e diretto, curando e giustificando ogni dettaglio e chiamando le cose con il loro nome. Senza dimenticare, tuttavia, che le narrazioni non imitano il mondo ma lo inventano.

L’imitazione non è una limitazione s’intitola uno scritto di Giulio Mozzi dei primi anni Duemila, e tuttavia mentre i buoni scrittori imitano, i veri scrittori rubano, recita una massima dell’Oracolo, per dire che il vero scrittore è capace di prendere una cosa da altri e immergerla talmente nella propria narrazione da non farne riconoscere la provenienza. Fra l’altro «i grandi scrittori del passato non ti guardano: sono tutti morti. I tuoi lettori sono vivi e vegeti», e dunque non bisogna dimenticare che si scrive per i lettori e il lettore non deve capire la storia, quanto ricordarla per sempre. E si scrive per raccontare una storia, infatti «le tue opinioni non interessano a nessuno», altrimenti non scrivere un romanzo ma un saggio, oppure fonda un partito politico. Queste due ultime considerazioni, o massime, sono mie. L’oracolo manuale, infatti, è un testo aperto ai contributi del lettore: ciascuno, usando le righe vuote che trova in fondo al libro, può arricchirlo sulla base della propria esperienza o dei propri gusti.

A rendere particolarmente credibile, utile e importante il libro di cui stiamo parlando è il suo autore: Giulio Mozzi, infatti, è uno scrittore di racconti e di poesie, è uno storico insegnante di scrittura creativa, avendo iniziato a Padova nel 1993, è autore di due manuali di scrittura creativa compilati insieme a Stefano Brugnolo (Ricettario di Scrittura creativa, Zanichelli, 2000; L’officina della parola, Sironi, 2014), di alcuni libri ricchi di riflessioni e consigli sulla scrittura (Parole private dette in pubblico, Theoria, 1998; Fernandel, 2001; Lezioni di scrittura, Fernandel, 2001; (non) un corso di scrittura e narrazione, Terre di mezzo, 2009), nonché consulente editoriale (con Sironi Editore, Einaudi Stile Libero, e oggi con Marsilio), ha una lunga esperienza di editor e dal 2011, in collaborazione con Laurana Editore, dirige a Milano la Bottega di narrazione. Perciò nell’Oracolo manuale troverete ragionamenti sulle tecniche narrative e stilistiche, consigli pratici, suggerimenti lessicali. Contribuiscono alla piacevolezza della lettura le illustrazioni di Alessandro Lise e Alberto Talamo, che si divertono a reinterpretare graficamente le massime e i suggerimenti, avendo come immagine-guida un cactus, «perché scrivere, si sa, è una faccenda spinosa».

 

[Numero 19 - ottobre 2019]