[numero 10 - aprile 2015]

 

[ Jeffrey Jacob Abrams, Doug Dorst, S. La Nave di Teseo, Rizzoli Lizard, 2014 ]

 

La rivoluzione letteraria di Abrams e Dorst

Un libro rubato da una biblioteca. Due universitari, il dottorando Eric e la studentessa Jennifer, cercano di svelare il mistero che si cela dietro le sue pagine: complotti, politica, una storia d’amore e un uomo senza passato si ritrova su una nave per compiere una missione impossibile. Tutto questo proviene dalla mente del prolifico quanto enigmatico autore V. M. Straka: non si sa chi sia, non si sa se abbia davvero scritto i suoi romanzi, ha inviato tutti i suoi testi al traduttore di una vita, F. X. Caldeira. Il fittizio scrittore è l’oggetto di studio di Eric da quando aveva quindici anni. Ora ventottenne si ritrova a comunicare con Jen scrivendo note a margine del libro. Nel mondo dei margini i due riescono a conoscersi, non hanno bisogno di incontrarsi di persona, non all’inizio almeno. Tra note a piè di pagine, colpi di scena e codici nascosti rimarrete incantati: se siete degli amanti dei libri, questo non potete perdervelo.

 

Un’esperienza analogica che soddisfa tutti i sensi

Un nuovo progetto letterario, eccentrico e coinvolgente, La Nave di Teseo, è un’ opera d’arte in sé, dal punto di vista estetico e sensoriale. Nonostante l'idea del manoscritto ritrovato sia un topos - I Promessi Sposi e IlCastello di Otranto ne sono un esempio - l'edizione di un testo simile non è mai approdata in nessuna libreria di tutto il pianeta. La copertina emula il tessuto, sul dorso presenta l’etichetta di una biblioteca americana del 1949 e le pagine sembrano ingiallite dal tempo. All’interno potete trovare lettere, fotografie, cartoline e una ruota da navigazione per decifrare codici. Se vi lasciate trasportare potrete sentire persino l’odore di pagine antiche, di un passato dimenticato. Il tutto è racchiuso in un cofanetto del colore dell’ossidiana con una grande S. e un sigillo di carta da rompere (non staccatelo, ci sono le lineette tratteggiate). Lo stesso Abrams definisce il romanzo un’esperienza analogica che non può essere riprodotta in digitale, quantomeno non potrebbe regalare le stesse sensazioni. Per l'occasione è stata confezionata anche una versione E-book, che purtroppo non riesce a ricreare le stesse atmosfere del romanzo cartaceo. Effettivamente una versione digitale non è molto conveniente ma il mercato degli e-book è molto vasto e al giorno d'oggi ogni libro che venga pubblicato è accompagnato dalla versione digitale. C'è da dire però che visivamente, su alcuni dispositivi, riesce nel suo intento almeno per metà.

 

V. M. Straka

Straka, estremista a capo di un’organizzazione segreta di scrittori, viene accusato di omicidi, tradimenti, attentati terroristici e rapimenti perché scomodo a ricchi industriali e uomini politici. Si nasconde dentro una matrioska di mistero e i due ragazzi cercheranno di scoprire la sua vera identità. Ci riusciranno?

 

Gli autori (quelli veri)

L’idea di concepire questo capolavoro letterario acclamato dalla critica proviene dal genio di Jeffrey Jacob Abrams, noto regista e sceneggiatore, famoso per Lost, Fringe, i reboot di Star Trek e la direzione del settimo capitolo della saga di Star Wars. In un’intervista a Neil Gaiman dice di essersi imbattuto, mentre era in aeroporto, in un libro lasciato su un tavolino. Pensava che qualcuno l’avesse perso; in realtà dentro, in una nota a margine, il possessore chiedeva esplicitamente di leggere questo libro e, una volta finito, lasciarlo in un altro posto, per il prossimo lettore. Affida così la stesura al romanziere e professore universitario Doug Dorst. A lui viene data carta bianca per la trama del romanzo di Straka, un racconto stupefacente e surreale.

 

Tra filosofia e letteratura

Il romanzo accenna a tematiche molto complesse: S. può, per certi aspetti, essere paragonato a Gregor Samsa, protagonista della Metamorfosi di Franz Kafka o alla figura mitologica di Sisifo descritta da Albert Camus.

Il titolo rimanda al "Paradosso della nave di Teseo" e, se siete dei materialisti, il paradosso potrebbe apparirvi leggermente complicato perché introduce un punto vista metafisico. Il problema del paradosso e quindi del libro stesso infatti è la ricerca e la definizione dell’identità.

Come può una cosa in continuo divenire rimanere se stessa, anche se tutte le sue parti vengono sostituite?

Nietzsche afferma che non ci sono fatti, ma solo prospettive, punti di vista e quindi relazioni, ma se ci sono solo relazioni allora non c’è fissità nell’esistenza. Heidegger riprende e critica Nietzsche su questo punto: l’identità è - secondo lui - una questione astratta; in fondo la tradizione metafisica ha ingannato Nietzsche, poiché ritiene che l’Ente supremo (l’Essere) formi l’identità, perché prova ad arrivare all’Ente tramite l’esistenza. Ma come si può arrivare a qualcosa di così astratto come l’Ente partendo da qualcosa di materiale come l’esistenza, la materia?

Heidegger dice che l’esistenza non è ciò che è, ma ciò che avviene, poiché una cosa che è, non è detto che avvenga, ma una cosa che accade di sicuro sta avvenendo. L’essenza di una cosa infatti non è determinata dal suo avvenire, nel tempo, nonostante sia sempre presente. Forse l’essenza della nave non la scopriremo mai, ma il fatto di esserCI è determinante: la nave è sempre la stessa perché tutto sta nel suo accadimento, perché la nave è richiamata all’esistenza sempre dallo stesso essere. Queste sono delle possibili teorie per lo scioglimento di questo paradosso per il quale non esistono risposte giuste o sbagliate; ognuno può credere che la nave sia la stessa oppure affermare il contrario: è appunto un paradosso.

 

(spoiler)

Nel testo però viene data una duplice spiegazione del paradosso: mentre S., dopo tutte le sue esperienze, sa in effetti chi è (o meglio, chi non è) e ritrova la donna dell’osteria, Sola, la nave invece cambia del tutto, ma è sempre lì, sempre a compiere il suo dovere, il suo divenire cambia, ma l’essenza rimane la stessa. Quindi la versione di Heidegger in questo caso funziona. Questa è la rappresentazione delle due versioni del paradosso, quella di Nietzsche e quella di Heidegger.

L’ironia della vicenda invece sta nel fatto che tutto quello che S. ha fatto per la sua intera esistenza (da quando ne ha memoria) è stato inutile, come nel caso di Sisifo. Quest’ultimo è condannato dagli dei a spingere un masso su per una collina e ogni volta il masso ricade giù, ciò ripetuto all’infinito: il masso non si fermerà mai. Così si ripetono anche gli eventi che hanno portato S. ad agire, ma alla fine scopre che tutto è sempre stato nelle sue mani, ha sempre potuto scegliere cosa fare, ritrovare Sola sin dall’inizio e non occuparsi di complotti e uccisioni. Tutto ciò per cui aveva lavorato si è vanificato, ma scoprendo chi è davvero, insieme a Sola, è riuscito a dominare il destino, non si è lasciato trasportare o dannare, ha scelto.

 

[Domenico Nunziata]