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[numero 10 - aprile 2015]

 

[ Louis Wolfson. Cronache da un pianeta infernale, a cura di Pietro Barbetta e Enrico Valtellina, Con un saggio del premio Nobel J. M. G. Le Clézio, Manifestolibri, Roma 2014 ]

 

Louis Wolfson (1931), scrittore schizofrenico, presenta fra i sintomi della malattia una radicale impossibilità di ascoltare la lingua madre, l'inglese.

Scrive J.M.G. Le Clézio:

Parlare, senza dubbio, è in primo luogo saper ascoltare. Vale a dire accettare il regno degli altri, accettare che essi vi sovrastino e che distruggano la vostra autonomia. […] Giacché l'accesso al mondo del linguaggio non è un semplice fenomeno di adattamento in vista della comunicazione. È il primo sforzo dell'uomo di fronte alla società, ed è perciò fonte del suo primo dolore, del suo primo odio. Non si tratta tanto di parlare (per dire cosa, in fin dei conti?) quanto di entrare in lizza, di occupare la prima casellina del gioco sconfortante e inevitabile della competizione. […] Accedere al linguaggio è dunque assicurarsi il comfort materiale. Significa accettare le regole della società, le sue ingiustizie, e tentare di volgerle al proprio vantaggio. […] Il linguaggio degli altri (vale a dire quello di sua madre) è per lui una sorta di violenza carnale permanente, un'aggressione perpetrata contro di lui per svuotarlo della sua sostanza. [...] Parimenti evidente è il terrore della contaminazione. [...] I microbi, i batteri e i diversi parassiti da cui vuole proteggere la bocca e le labbra sono anch'essi parole. Come minuscoli animali nocivi, le parole pullulano, proliferano. Formano nei dintorni delle labbra una zona infettiva pericolosa, che il giovane uomo difende con svariati riti antisettici.

Nel 1970 Wolfson pubblica Le Schizo et les langues, con l'introduzione di Gilles Deleuze, che lo paragona a Raymond Roussel, Antonin Artaud e Samuel Beckett. Il libro apre un grande dibattito fra gli intellettuali europei. Di Wolfson è uscito in italiano Mia madre, musicista, è morta di malattia maligna a mezzanotte, tra martedí e mercoledí, nella metà di maggio mille977, nel mortifero Memorial di Manhattan (Einaudi, 2013). 

Wolfson è un autore comico? si chiede Tobie Nathan alla pagina 33 del libro e si risponde:

Certamente! Di un humour acido, corrosivo, alla Céline. Si potrebbe descrivere tutta la sua opera come una barzelletta ebraica, come ad esempio quella che si poteva leggere in un giornale israeliano nel 2003:

La maestra domanda all'allievo: «Perché chiamiamo la nostra lingua 'lingua materna'?»

L'allievo riflette e quindi risponde: «Perché il padre non ha niente da dire...»

 

SITOGRAFIA

BALDINO Marco, Gilles Deleuze e il Perí Physeos di Louis Wolfson, 20 luglio 2014http://www.kasparhauser.net/varie/Baldino_DeleuzeWolf.html

BARBETTA Pietro, Il capitolo sulla prostituta. L'opera di Louis Wolfson come Bildungsroman, luglio 2013 http://tysm.org/il-capitolo-sulla-prostituta-lopera-di-louis-wolfson-come-blidungsroman/

BARBETTA Pietro, Invenzioni linguistiche nel mondo del delirio (Louis Wolfson) [«Il Manifesto», 10 agosto 2012] http://www.kasparhauser.net/giardinomente/barb-wolfson.html

CONSERVA Giacomo, Introduzione a Louis Wolfson, 7 ottobre 2012 http://www.kasparhauser.net/giardinomente/cons-int-wolfson.html

FABBRI Duccio, Il caso Wolfson, video conferenza https://vimeo.com/62380102

GALZIGNA Mario, Louis Wolfson: cronache da un pianeta infernale, 5 dicembre 2014 http://tysm.org/11822/

JANIGRO Nicole, Scrittura e follia di Louis Wolfson. Commento alle Cronache da un pianeta infernale, 19.3.2015 http://www.doppiozero.com/rubriche/108/201503/scrittura-e-follia-di-louis-wolfson