Daniele Rielli (Quit the Doner), Lascia stare la gallina, Bompiani, Milano 2015

 

«In Salento comandano li salentini» - e infatti Salvatore Petrachi, il protagonista del romanzo, nato nella striscia di terra che diede i natali anche ad Albano Carrisi, cinque piedi e cinque pollici di altezza - come ci insegna Google -, ha un solo scopo nella vita: entrare nei giri del Salento che conta, un Salento molto lontano dai villaggi turistici e dagli animatori molesti che insegnano a fare pilates ad attempate signore di mezza età sulla battigia delle spiagge pugliesi.

Petrachi è un ex commissario di polizia che si è messo in proprio, un ispettore privato che chiama “azienda” la sua agenzia di security e di investigazione privata, e il Salento è il suo luogo di naturale sviluppo malavitoso.

Il Salento di Lascia stare la gallina è un territorio violento, in cui i personaggi si muovono come se fossero intrappolati all’interno di un labirinto chiuso, con un centro ma senza via di fuga.

Il centro del labirinto è il potere da ottenere a tutti i costi.

Secondo Petrachi l’unica soluzione per entrare a far parte di un’élite morente e prendere il posto a sedere al tavolo dei grandi è non avere alcuno scrupolo.

Il romanzo segna l’esordio come narratore di fiction del bolzanino Daniele Rielli, un tempo conosciuto come Quit the Doner ai tempi dei primi reportage e articoli di giornale per "Vice", "Linkiesta" o "Il venerdì di Repubblica". Per i tipi di Adelphi ha pubblicatoStorie dal mondo nuovo, la sua seconda raccolta di reportage dopo Quitaly, per le edizioni Indiana.

Rielli ci offre uno sguardo disincantato sul mondo e sulla realtà che lo circonda, in special modo quando gioca a far stringere e sciogliere le relazioni che si creano tra i personaggi del suo racconto, e con quale facilità e provocazione risolve attraverso la cesura dei vari nodi di Gordio gli aspetti più intricati della trama del romanzo.

Questo è un tratto che accomuna lo storytelling di Rielli a quello dei moderni canoni della narrazione seriale televisiva, soprattutto americana, operazione che già avevamo visto con La verità sul caso Harry Quebert dello svizzero Joel Dicker, sempre edito da Bompiani.

La narrazione del romanzo potrebbe sembrare di primo acchito lineare ma Lascia stare la gallina è un romanzo corale, in cui ogni personaggio che narra le vicende del plot ha un universo in cui può agire autonomamente e dove il lettore può vedere il personaggio ruotare attorno alla trama principale, come se potesse osservare un diorama di lettere giustapposte l’una all’altra.

La regola che sta alla base del romanzo sembra essere quella fondamentale per giocare a Risiko: “Non stringere mai alleanze che non ti puoi permettere di rompere”.

Il romanzo si apre con l’omicidio di una campeggiatrice abusiva in vacanza nel Salento in compagnia di un’amica, una certa Martina Scalzi, omicidio sul quale Petrachi si trova ad indagare. Rielli però non ricalca l’impianto di un classico romanzo giallo ma agisce sulla trama attraverso una continua contaminazione di generi al fine di completare il gioco postmoderno che, fino alla fine, non possiamo ascrivere all’interno di una definizione precisa se non quella di “narrazione”.

E se per caso qualcuno si stesse interrogando sul curioso titolo del libro, potrei rassicurarlo dicendo che no, non è un’intimazione pronunciata da un prete investigatore in bicicletta della fiction nazionalpopolare italiana - o una frase estrapolata da un generico discorso di Di Pietro - ma l’inizio della storia di Salvatore Petrachi, l’homo novus del Salento. La Gallina è il pretesto narrativo che fa diventare Petrachi il personaggio a cui lo scrittore ci ha abituati, il fattore scatenante che lo allontanerà dal mediocre padre sindacalista della fabbrica delle sigarette della provincia di Lecce.

L’evento, narrato in forma di flashback, risale alla sua infanzia, quando Giovanni, adolescente dai baffi a lontra e ragazzo di sua sorella (di cui Salvatore invero si cura assai poco), comincia a seviziare un generico fasianide appartenente alla schiera di famiglia del pollame che vaga per il terrazzo di casa Petrachi ancora starnazzante.

“Ete sulu nna gallina de mberda” - dice Giovanni prima di ritrovarsi il coltellino di Salvatore conficcato nella gamba.

In fondo, bastava lasciar stare la gallina.

 

[Domenico Nunziata]