Torino, Einaudi, 2008. Illustrazioni di Alessandro Sanna

Beppe Fenoglio scrive La favola delle due galline, di cui riportiamo l'incipit, per la figlia Margherita, nata nel 1961. In uno dei suoi ultimi biglietti scritti prima di morire all'ospedale delle Molinette nel 1963, Fenoglio si raccomandava al suo amico Aldo Agnelli, riferendosi alla figlia: «Parlale sempre di me, […] sera e mattino. [...] Falle poi leggere e rileggere i miei racconti e la sua favola delle 2 galline».

Alessandro Sanna, nato nel 1975, è considerato uno dei migliori illustratori italiani. Oltre alle illustrazioni per il Sole 24 ore e le copertine per l’editore Einaudi, ha pubblicato più di 35 volumi illustrando opere di Grossman, Calvino e Rodari. Nel 2009 ha vinto il premio Andersen come miglior illustratore dell’anno. Vive e lavora a Mantova.

L'intervista di Costanza Favero: Lo stupore e la poesia di Alessandro Sanna

Video d'animazione del libro di Alessandro Sanna, Due alberi, realizzato per Fondazione San Zeno (2011)

 

C'erano una volta due galline sorelle, che si chiamavano Tuja e Chica. Tuja aveva le piume nere, Chica le aveva di un bel grigio caldo e tenero. Abitavano in una casetta di legno chiaro appesa al tronco di un fico selvatico. Tuja camminava impettita e arcigna e sapeva sempre dove andava, mentre Chica si muoveva molle e trasognata e spessissimo sbagliava strada. Tuja parlava poco e aspramente, Chica parlava moltissimo e vezzosamente e quasi sempre a sproposito.

Era Tuja – l'avete già capito – che dirigeva la casa e si sobbarcava i lavori più pratici e pesanti. Tutto ciò che sapeva fare Chica era apparecchiare la tavola in un modo delizioso e preparare certi dolcetti veramente squisiti. Sfortunatamente, Tuja usava mangiare accoccolata sui gradini della casetta e quanto ai dolci aborriva dalle cose zuccherate.

Visti i loro caratteri, non si poteva sperare che le due sorelle vivessero in buona armonia: Tuja dava a Chica certe strapazzate che si sentivano fin oltre la radura e almeno un paio di volte al giorno Chica strillava altamente perché Tuja la beccava nel collo per averla sorpresa oziosa o intentissima a fare cose indubbiamente graziose ma del tutto inutili.

Nessuno però, nessuno al mondo, avrebbe immaginato ciò che successe una sera di tardo ottobre: una non bella sera, con nebbia umida e un vento maligno. Successe che Tuja buttò fuori di casa la sorella. Non si seppe mai che cosa Chica avesse combinato di tanto grave e imperdonabile per essere cacciata dalla casa che pure le apparteneva per metà per diritto ereditario, ma evidentemente la pazienza della durissima Tuja era agli sgoccioli e per deciderla a quella ingiustizia e a quella crudeltà dovette bastare una qualunque sciocchezzuola della sorella Chica. E così la povera gallinella grigia si trovò sulla strada, buttatavi dalla sua propria sorella, nella nebbia che ispessiva, nel vento che rinforzava, all'imbrunire [...]