Macerie prime, Bao Publishing, Milano, 2017

 

Quando mi è stato chiesto di scrivere una recensione su Macerie Prime ho pensato di avere tra le mani un lavoro più che facile. Avendo iniziato a seguire Zerocalcare prima sul suo blog e poi nelle pubblicazioni cartacee (che ho collezionato tutte, inclusi i suoi interventi sulle riviste a tiratura nazionale), mi potrei definire un “conoscitore” della figura di Michele Rech. Insomma mi apprestavo alla stesura di questo scritto con una certa tranquillità. Dopo aver riletto il libro, come per riscaldarmi, mi sono accorto che effettivamente qualcosa non andava perché con Macerie prime ci troviamo a sfogliare un'opera a tratti diversa dalle precedenti. E dunque, per apprezzarla, è necessario fare un breve percorso a rebour nell'universo di questo autore.

Partiamo dalle presentazioni: Michele Rech è conosciuto in arte e in rete come Zerocalcare, ironico pseudonimo che rievoca alla memoria proprio il tanto pubblicizzato sgrassatore che ha alimentato via cavo i sogni per una casa brillante delle cosiddette “casalinghe di Voghera”: figura antropologica la cui vera esistenza mi ha sempre interpellato e che oggi, in mancanza di riscontri, per ragioni di parità, dovrebbe quanto meno essere affiancata dal “casalingo di Voghera”. È proprio da questo mondo che Michele Rech ha attinto la sua identità virtuale, per giungere poi a farsi apprezzare come uno dei fumettisti più originali del panorama italiano ed europeo.

Prima dei grandi numeri, è stato un ragazzo della capitale come tanti altri: si è diviso tra serie TV, centri sociali e ripetizioni di francese, ha disegnato poster per qualche manifestazione o concerto, poi ha aperto un suo blog, una valvola di sfogo, come per molti oggi è Facebook, che gli ha permesso e che tuttora gli permette di raccontarsi nel modo che a lui viene più spontaneo: con il fumetto e soprattutto con un fumetto a sua immagine e somiglianza, le cui storie si sviluppano in un modo inedito per il pubblico italiano. La stesura verticale della narrazione (data la mancanza di pagine nel formato elettronico) era, infatti, qualcosa di ancora mai visto qui da noi. Visto il successo tra il pubblico “smanettone” dei primi anni 2000, Michele Rech ha deciso di passare a qualcosa di più concreto, in tutti i sensi.

Nel 2011 va in stampa La profezia dell’armadillo, un’opera inedita e autoconclusiva con la quale entriamo nell'universo fumettistico del narratore, Michele / Zero, che con autoironia descrive se stesso e la sua vita quotidiana, della quale fanno parte altri personaggi destinati a entrare nell'immaginario collettivo. Fra questi annoveriamo: l'armadillo - una figura metamorfica che costituisce una sorta di doppio autobiografico e che dà voce a tutte le preoccupazioni e ansie di Michele, cui complica l’esistenza -; Secco, il migliore amico di Zero che divide la sua vita tra poker online e poker online; l’amico cinghiale, un pazzo scatenato di cui nessuno saprà mai la vera identità.

Sono questi i protagonisti che ci accompagnano nella conoscenza del mondo di Zerocalcare dai suoi esordi sino alla sua ultima pubblicazione: Macerie Prime, in cui il fumettista romano (di Ostia come lui ci farebbe sottolineare) inzeppa il suo racconto biografico, come sempre, di personalità che sfiorano il surreale e farcisce la narrazione di riferimenti alla cultura Pop made anni ’80. In questo caso però i personaggi devono affrontare un avversario imbattibile e mai visto: la crescita, vista dal protagonista come il momento in cui fare i conti definitivamente con le proprie paure. Questa maturazione è stata stimolata dall'aumento del pubblico e della visibilità, che per Michele Rech ha coinciso con una presa di consapevolezza delle proprie responsabilità intellettuali: una sorta di presa in carico di ciò che si dice e ciò che si fa. Il cambio di tono narrativo è evidente nell'excursus fumettistico in cui lui, con una sorta di flashback, rievoca i fatti sanguinosi del G20 di Genova, a cui ha preso parte e in cui è stato picchiato dalla guardia forestale. È un'analessi che di fatto segna un addio al passato e che ci suggerisce che quell'epoca è finita.

A questa storyline personale viene sovrapposta (un po' come accade nella serie Tv Stranger Things) la storia di un mondo post-apocalittico alla Mad Max, in cui ai personaggi già noti si aggiungono altre figure, presenti anche sulla copertina del volume, e un villain, un “cattivo”, ancora tutto da scoprire. Ma se il lettore si aspetta una conclusione di queste vicende sarà deluso: il volume infatti è la prima parte di una storia che si concluderà solo a maggio 2018. Zerocalcare ci lascia ancora una volta spiazzati: per la capacità di reinventarsi come disegnatore e narratore e per l'abilità, che qui dimostra per la prima volta, nel solleticare il senso di attesa dei suoi fan.

Potremmo quindi chiosare che quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. In un panorama dove spesso chiudersi a riccio nei propri canoni per accontentare la propria fetta di pubblico sembra essere l’unica via per il futuro, Zerocalcare cala un altro asso dalla manica e sorprende pubblico e critica. Dove altri vedrebbero burroni e precipizi, lui vede un nuovo percorso da intraprendere. I bivi e le svolte che i personaggi devono affrontare sono esempi di vita lavorativa e affettiva che potrebbero capitare a tutti. Come canta il rapper Laioung nella canzone Non ci vedi mai, «la ricompensa della sofferenza sarà l’esperienza»: questa è la chiave di volta del successo di Michele, il riuscire a fotografare e trasportare in immagini sequenziali una parte della vita o delle abitudini di chiunque. E ancora, a mio parere, sfidare il mondo del lavoro, la famiglia e, perché no?, anche l’etica e la morale di chi è cresciuto a Street Fighter 2 e margarina; rappresentare l’oggi in un modo che non potrebbe mai essere trasmesso con altri mezzi (strizzando l’occhio anche alla trasposizione per grande schermo di La profezia dell’armadillo che ha già riscosso diverse critiche).

Liberatosi dall’armadillo, il nostro eroe è pronto ad affrontare tutto ciò che la sua nuova vita di adulto gli riserverà, ma non è detta l’ultima vignetta.