Bao publishing, Roma, 2018

 

Sei mesi. Questo è il tempo trascorso dalla pubblicazione del primo volume. Questo è il tempo trascorso per i personaggi all'interno della realtà fumettistica costruita da Michele Rech, in arte Zerocalcare. Ma andiamo con ordine. Macerie prime: sei mesi dopo è stato pubblicato a maggio del 2018, ma – come ci viene riferito dall'autore nel frontespizio – non è strettamente necessario rileggere il libro precedente che si era chiuso con l’apparente separazione dei personaggi in seguito a un litigio che aveva incrinato i loro rapporti personali ma anche aperto nuovi spiragli narrativi determinando un ribaltamento dei ruoli. Dunque, ora sono proprio loro, i personaggi secondari, quelli che fino ad ora hanno solamente accompagnato Zero nei suoi trascorsi esistenziali, a diventare i protagonisti veri e propri: ognuno con la propria storia personale connessa alle altre da due catene, la crescita e l'amicizia.

Già il primo volume si era delineato come una sorta di romanzo di formazione: i personaggi, messi alla prova dalla vita, erano stati costretti a maturare e assecondare le aspettative della società moderna. Nel secondo volume li vediamo, perciò, mentre affrontano le conseguenze di questi cambiamenti sia a livello individuale che a livello amicale. Il matrimonio, il lavoro, la famiglia li stravolgono in modo prorompente, è proprio l’impetuosità degli eventi a far rischiare che la narrazione possa diventare eccessivamente seria per un graphic novel che ha fatto dell’ironia la sua cifra stilistica.

I numerosi riferimenti alla cultura cinematografica, televisiva, video-ludica o più in generale popolare degli anni Ottanta e Novanta hanno lo scopo di compensare la seriosità dei temi trattati. Un lettore esperto si potrà divertire cimentandosi nella “caccia all'easter egg”: ovvero l’individuazione di un riferimento, una frase, un simbolo che si riconduce ad esempio a qualche serie animata giapponese o a qualche pubblicità trash all'italiana. Anche sotto questo punto di vista Zerocalcare è riuscito a migliorarsi, o più semplicemente a cambiare, a crescere. Se infatti nelle prime esperienze le citazioni erano utilizzate “solamente” per intrecciare con il lettore un rapporto empatico, con l'esperienza l’autore è stato in grado di trasformare questi rimandi in elementi strutturalmente vitali per la trama e per i personaggi stessi.

Riguardo ai disegni possiamo affermare che, se il tratto rimane in modo generale pressoché invariato, è la distribuzione delle vignette nelle tavole che riesce a sorprendere. L'ampio utilizzo delle “splash pages” (le vignette uniche che occupano tutta una pagina) sono qualcosa di mai visto nella produzione precedente, almeno in questa misura. Viene inoltre sfruttata una ritmicità diversa nel numero di vignette a seconda della sezione della storia: se per le digressioni o i dialoghi troppo ricchi si va incontro ad una pagina a mosaico piena di piccoli riquadri, per i punti cruciali della narrazione invece non vengono superate le classiche tre/quattro vignette orizzontali “alla Zerocalcare”.

Non resta che fare i complimenti a Michele Rech, che con questa sua ultima e doppia uscita ha imposto ancora una volta la sua egemonia sul palco delle grandi pubblicazioni e dei grandi numeri. La speranza per tutti gli amanti del fumetto e, più in generale, per tutti coloro che generazionalmente si rispecchiano in lui e nei suoi personaggi è che attraverso la fama di Zerocalcare si riesca a superare la definizione del fumetto come “paraletteratura”, perché un testo come Macerie prime, che parla di temi come la fatica di crescere, la delusione dei fallimenti, la fuga solitaria nei social media, la forza dell'amicizia e dell'amore, non può che considerarsi a pieno “letteratura”, poiché reinventa per immagini e parole un genere antico: il Bildungsroman.