Giardini del fantastico. Le meraviglie della botanica dal mito alla scienza in letteratura, cinema e fumetto di Pier Luigi Gaspa e Giulio Giorello. Prefazione di Luca Boschi.
Edizioni ETS, Pisa 2017

 

Giulio Giorello, docente di filosofia della scienza, e Pier Luigi Gaspa, studioso di fumetti e divulgatore scientifico, ci conducono in questo libro in un'affascinante percorso attraverso giardini del mito e della fantasia che prende avvio dal giardino dell'Eden e approda – tra curiosità, sorprese, meraviglie e orrori – a un finale serio sugli organismi geneticamente modificati.

Il racconto biblico ci permette di incominciare con un riso di speranza: per la prima volta, dopo la cacciata dal Paradiso terrestre per aver mangiato i frutti ingannevoli dell'albero della conoscenza, Adamo in punto di morte ride; ha messo sotto la lingua i tre semi che gli ha portato il figlio Seth e dai quali, dopo la sua morte, nasceranno tre alberi, un cedro, un cipresso e una palma, intrecciati tra loro a formare un unico albero del cui legno sarà fatto il ponte su cui la regina di Saba, che si sta recando da Salomone, non vuole mettere il piede e che, dopo varie vicissitudini, diverrà la croce del Cristo redentore.

Anche nel mito antico gli alberi rivestono un ruolo salvifico, a partire dalla metamorfosi di Dafne in una pianta di alloro per sfuggire all'amplesso di Apollo, alla trasformazione di Bauci e Filemone in alberi intrecciati, al ramo d'oro che permette a Enea la discesa nell'Ade, all'Yggdrasill nordico, il frassino mitico che regge il cosmo e protegge l'umanità.

Il capitolo sugli erbari del Medioevo ci riserva nuove soprese: in primo luogo la mandragora (Mandragora officinarum e Mandragora autumnalis) le cui radici dall'aspetto antropomorfo vengono rappresentate negli erbari con le sembianze di un uomo o di un bambino; ma ancora più inquietanti sono le oche facciabianca (Branta leucopsis) che le leggende popolari descrivevano come anatre vegetali, cresciute sugli alberi, sospese per il becco come se fossero frutti che, appena maturi, cadevano in acqua; a questo si aggiunge l'agnello vegetale della Tartaria, anche questo un vero vegetale, una felce lanuginosa (Cibotium Barometz), che si credeva producesse come frutto un agnello il quale si cibava dell'erba cresciuta vicino alla pianta. Gli autori fanno notare che questi agnelli erano facile preda dei lupi, data la loro immobilità, e potevano creare imbarazzo alla Chiesa, poiché – per la loro natura tra vegetale e animale – diventavano un cibo lecito nel periodo della Quaresima...

Un'altra beffa la subiamo nel tentativo di leggere il Manoscritto di Voynich, un testo del Quattrocento, conservato nella Biblioteca Beinecke dell'Università di Yale, negli Stati Uniti. Si tratta di un testo indecifrabile, passato persino per le mani dell'imperatore Rodolfo II e di Athanasius Kircher, affascinati dal mistero e dalla magia di un catalogo di piante immaginarie e di figure occulte. Il libro venne ritrovato da un libraio antiquario inglese di origini polacche, Wilfrid Voynich, che lo acquistò nel collegio gesuita di Villa Mondragone, vicino a Roma, nel 1912. Numerosissimi sono stati nella storia i tentativi di decifrare questo testo e numerose le notizie dell'avvenuta scoperta: potete provarci anche voi dal momento che è disponibile in rete (consultato il 15.09.2018).

Il libro però ci dà anche la notizia che qui vicino, a Trento, nel Castello del Buonconsiglio, c'è un altro manoscritto interessante, probabilmente dello stesso periodo, con illustrazioni di piante esistenti, estinte e immaginarie.

Sempre in questo ambito dell'invenzione fantastica vanno citate le piante-animali e le piante-oggetto della Nonsense Botany di Edward Lear (1871), quelle del finto manuale scientifico, La botanica parallela di Leo Lionni (1976) e una sorta di nuova versione del Codex Seraphinianus di Luigi Serafini (1981).

L'excursus letterario, pittorico e cinematografico di Giorello e Gaspa presenta numerosissimi giardini e foreste della fantasia, bizzarre creature vegetali che hanno anima e voce, forme arboree che minacciano e invadono la terra, pianeti fantastici con botaniche aliene, combinazioni barocche e piante futuriste. Difficile scegliere qualche esempio per la ricchezza dei riferimenti e il fascino di alcune creazioni: non possiamo però non citare la botanica del pianeta Pandora del film Avatar di James Cameron con l'albero casa, minacciato dalle brame minerarie degli umani, l'albero delle voci che mette in comunicazione con gli antenati e il sacro albero delle anime. Ricordiamo poi l'illustrazione dei baobab dell'asteroide in cui abita il Piccolo Principe di Saint–Exupéry, le rose bianche della regina di Alice di Lewis Caroll, le invasioni delle piante carnivore e antropofaghe, i trifidi del romanzo di John Wyndham (1951), trasposto nel cinema e in una serie televisiva, e il film – un classico dell'umorismo – La piccola bottega degli orrori di Roger Corman (1960).

Un capitolo è dedicato al fumetto e si apre con i sogni di Little Nemo di Windsor McCay dell'inizio del Novecento, riporta la rappresentazione della selva oscura nella parodia dell'Inferno dantesco di Guido Martina e Angelo Bioletto, racconta le avventure botaniche di Martin Mystère e il suo incontro con un Green Man dal viso ispirato all'Arcimboldo e, tra tanti altri riferimenti, ci presenta le magnifiche tavole di Jean–Claude Méziéres e di Luis Edoardo de Oliveira (Leo).

Una «passeggiata nel giardino botanico delle piante straodinarie e meravigliose della fantasia, della natura e, non meno, della scienza» – come scrivono gli autori a conclusione del libro – che apre le porte di innumerevoli giardini con uno sguardo ironico e divertito e con un richiamo finale a mantenere la sorveglianza sugli sviluppi della ricerca senza pregiudiziali ideologiche.