[numero 8 - aprile 2014]

 

[ Giulio Giorello, con Ilaria Cozzaglio, La filosofia di Topolino, Ugo Guanda Editore, Parma 2013 ]

 

Attraverso l'analisi di alcune strisce di "Topolino" Giorello e Cozzaglio ricostruiscono, o tentano di ricostruire, il pensiero di Topolino, arrivando alla conclusione che si tratta di un Topo antimetafisico, pragmatico, che utilizza il rasoio di Occam e si avvale del dubbio cartesiano per procedere nel ragionamento. Un vero razionalista, insomma.

Sicuramente è sorprendente il fumetto Topolino e il mistero dell'uomo nuvola (titolo italiano), pubblicato per la prima volta il 30 novembre del 1936. Il protagonista in questo caso è l'Uomo Nuvola, ovvero il professor Einmug - reso in italiano con 'il professor Enigm' - che ha trovato il modo di allineare gli atomi e di farli tirare tutti contemporaneamente in una direzione scatenando una forza incredibile. Enigm richiama in italiano l'enigma della scoperta scientifica prima che questa diventi routine, mentre il nome originale in inglese Einmug richiama quello di Einstein. Il fumetto della Disney sembra riferirsi proprio al grande fisico tedesco e alle sue scoperte in campo atomico. Infatti l'energia di cui si parla nella storia è incredibilmente potente e viene utilizzata dal professore per sradicare il suo laboratorio dalla terra e condurlo tra le nuvole in modo da poter lavorare indisturbato. Ma il professore si rende conto della possibilità di scatenare tramite il suo esperimento una grande potenza pericolosa: «Ogni scienziato sa che in un bicchier d’acqua c’è potenza sufficiente a far attraversare l’oceano a una nave... se si riesca a utilizzare tutta quella potenza... mi capite? Con la mia forza atomica, anche un uomo solo dominerebbe il mondo!», sostiene infatti il professor Enigm.

Ovviamente, visto il potenziale della forza atomica descritta, c'è subito chi vuole impossessarsene, come il commissario Setter della storia. Da qui partono una serie di riflessioni dei protagonisti e in particolare di Topolino sulla pericolosità della scienza e sulla responsabilità connessa alla scoperta scientifica. Come Einstein, lo scienziato del fumetto è un pacifista e cerca di allontanare il pericolo nucleare tenendo segreta la formula scoperta.

È davvero incredibile: solo tre anni dopo la pubblicazione di questo fumetto Einstein e Szilard scrissero a Roosevelt, l'allora presidente degli Stati Uniti, per informarlo della possibilità di utilizzare l'energia atomica per costruire una bomba, e fu solo nel 1942 che Enrico Fermi riuscì a scatenare la prima reazione nucleare a catena. L'analogia tra le conclusioni del professor Enigm e quelle a cui si arriverà con la scoperta dell'energia nucleare iniziata da Einsten sono davvero sorprendenti, ma Giorello e Cozzaglio non si limitano a mettere in luce questi punti, si spingono ad una riflessione più azzardata. A loro dire il professor Enigm ricorderebbe Ettore Majorana, scomparso improvvisamente nel 1938, anticipando così l'interpretazione di Sciascia che nel Il caso Majorana sostenne che il fisico sarebbe scomparso perché aveva intuito a quali conseguenze potevano portare gli studi sull'energia atomica. Nel suo ultimo scritto, Valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali, pubblicato poi nella rivista "Scientia" nel 1942, Majorana infatti, come fanno notare i due autori, scrive: «Bastano […] comuni artifici di laboratorio per preparare una catena comunque complessa e vistosa di fenomeni che sia comandata dalla disintegrazione accidentale di un solo atomo radioattivo».

In realtà leggendo la striscia di Topolino è difficile trovare un accostamento alla vicenda di Majorana, se non fosse per il fatto che anche Enigm si allontana dal resto del mondo. Lo fa però per poter lavorare con maggiore tranquillità e il suo senso di responsabilità che lo porta a riflettere sulle conseguenze della sua scoperta scientifica non gli impedisce di proseguire i suoi studi. Il professore descritto dal fumetto sembra più vicino all'immagine classica dello scienziato che vive completamente immerso nei suoi studi, come infatti appariva in quegli anni Einstein.

L'intuizione di Disney più che con le sue conoscenze scientifiche è spiegabile alla luce dei suoi, ormai riconosciuti, interessi verso i saperi occulti e la massoneria. Si sa che la struttura della materia e l'energia che ne sarebbe potuta scaturire sono sempre rientrate nella sfera degli studi degli alchimisti che vedevano in questa forza qualcosa di "magico" ed estremamente potente, dominabile da alcuni uomini particolarmente sapienti in grado di conoscerne gli sviluppi. Anche Newton del resto arrivò alla formulazione della forza di gravità attraverso i suoi studi alchemici. Le riflessioni di Giorello e Cozzaglio in questo caso sembrano perciò solo in parte pertinenti.

Ma la riflessione scientifica si ritrova, secondo i due autori, anche in un'altra storia di Topolino, quella scritta da Walsch e Gottfredson nel 1953-54 dal titolo Topolino e il gorilla Cirillo. In questa striscia Topolino si ritrova, convinto a malincuore dallo zio, a convivere con il gorilla Cirillo che sembra in tutto e per tutto umano, tranne per il fatto che gli manca la parola. Il gorilla incanta Minni e i bambini per la sue buone maniere, ma scandalizza gli appartamenti all'alta società, le cosiddette “persone per bene”, riproducendo la paura del diverso, tipica di certe fasce sociali e meno presente nelle donne e nei bambini.

Visitando uno zoo tuttavia Cirillo vede un gorilla femmina rinchiusa e se ne innamora immediatamente. Inizialmente la femmina lo respinge proprio per le sue maniere troppo umane. Per amore di lei però il gorilla si rinchiuderà nello zoo e si involverà per ritrovare i suoi istinti animali. Sarà poi un gesto eroico, quando salverà tutti gli animali dello zoo da un incendio, a fargli conquistare il cuore della femmina.

A questo punto Giorello e Cozzaglio si spingono in una speculazione filosofica intorno alla teoria dell'evoluzione di Darwin, citando anche un'opera di Goethe. In realtà anche in questo caso, la digressione filosofica sembra forzata. Gottfredson e Walsch non spiegano affatto come Cirillo sia diventato più umano e nemmeno se ci sarà un progresso in futuro.

Di animali umanizzati sono pieni i fumetti Disney. Nella striscia del 1932 Topolino e i pirati compare un altro gorilla, Spettro, e anche in Topolino e la mosca zeta zeta del 1951 riappare un gorilla di nome Geremia. È inutile ricordare poi che ci sono tanti altri animali umanizzati, addirittura cani umanizzati accanto a cani animali, come Pippo, cane umano, accanto a Pluto, cane animale.

Si tratta però di una vulgata darwiniana che non s'inquadra in un tentativo da parte dei fumettisti di riflettere e far riflettere sulla teoria dell'evoluzione. Il fatto che Cirillo si sia umanizzato dimenticando la sua natura animale viene anzi visto come un elemento negativo che lo allontana dal suo vero essere e questo provoca il rifiuto da parte dei suoi simili che lo accettano solo quando ritorna a essere “animale” a tutti gli effetti. Sembra quindi piuttosto una critica alla snaturalizzazione degli animali che venuti a contatto con gli uomini nelle città perdono i loro istinti animali, allontanandosi da ciò che sono veramente.

Cirillo non diventerà un uomo, non c'è nessuna evoluzione: ciò a cui si assiste è solo una snaturalizzazione che risulta negativa e lo porta all'isolamento. Non è accettato dalla femmina e nemmeno dagli umani. La morale della storia più che la riflessione sulle trame dell'evoluzione, sembra essere il rispetto per la natura e gli animali per ciò che sono, senza cercare di umanizzarli snaturalizzandoli.

La striscia che offre ai due autori le digressioni filosofiche più vaghe dell'intero saggio è Topolino e il deserto del nulla, del 1952-53, anche questa scritta da Gottfredson e Walsch. In questa storia vediamo Topolino che torna a casa dopo un'interessante avventura e viene assalito dai giornalisti che non lo lasciano in pace e assediano la sua casa in cerca di notizie. Anche il fisco lo rincorre per le presunte ricchezze di cui si sarebbe appropriato durante l'avventura. Topolino decide così di scappare insieme al suo amico Pippo nel deserto, per cercare un po' di pace. Lungo la via essi seguono cartelli un po' eccentrici con espressioni del tipo “nulla”, “ancora nulla”, o “deserto del nulla” per giungere a “niente. fine corsa”. Qui accadono due cose molte strane: l'orologio vecchio di quarant'anni riprende a funzionare e un contatore Geiger che avevano con sé impazzisce e scappa via. Topolino lo insegue e si ritrova nelle sabbie mobili dove avviene un importante incontro: davanti a Pippo e a Topolino compare infatti Magneto, un robot extraterrestre. Magneto mostra ai due la sua società, fatta tutta da robot e governata da divinità, due alieni che su di loro hanno potere di vita e di morte. I robot a domande sulla creazione o sulle due divinità non possono rispondere perché a queste domande le loro mascelle sono programmate per bloccarsi. Un'altra loro caratteristica è la capacità di riconoscersi tra di loro, ma non di provare dei sentimenti, quindi non hanno amici.

Gli alieni che dominano i robot sono due, Dynamina e suo padre, che è ridotto a pura essenza ed è contenuto in una struttura metallica. I due avevano costruito l'esercito dei robot soltanto con lo scopo di cercare un prezioso metallo: il blirio. Una volta completata la ricerca, i due cercano di distruggere i robot e scappano verso altri mondi insieme a Topolino e a Pippo; di quest'ultimo si è innamorata Dynamina che arriva a ridurne le dimensioni per poterlo portare meglio con sé.

I calcoli dei due alieni non funzionano però, perché Magneto riesce a salvarsi e a far scappare i due protagonisti disneyani. Arrivati sulla Terra tuttavia i tre incontrano diverse difficoltà. Cercano di atterrare prima sul Cremlino e poi a Washington, ma entrambe le volte vengono accolti con degli spari contro Magneto, l'estraneo, il diverso. In questo caso, il riferimento alla guerra fredda è evidente. In entrambi i casi, la tensione è alla stelle. Giungono poi nel deserto, dove potrebbero atterrare in pace, ma il robot si rifiuta di seguirli perché sa che non sarebbe accettato.

La storia offre a Giorello e Cozzaglio diversi spunti filosofici. Per il concetto di nulla viene citato addirittura Heidegger con “il nulla che nulleggia”; per il tema dei robot il riferimento è Cartesio che ipotizza che potremmo essere congegni meccanici senza alcun soffio di spirito, oppure Alan Touring che con il suo famoso test cercò di ipotizzare se un computer potesse far finta di pensare come una persona. Il tema degli altri mondi, poi, si presta a digressioni su Keplero che aveva ipotizzato che la Luna fosse abitata, o a Giordano Bruno che aveva argomentato la possibilità di un'infinità di altri mondi, oppure ancora a Cartesio che non rinnegava l'esistenza di altri esseri essendo l'Universo un plenum permeato dalla volontà di Dio.

Le riflessioni filosofiche anche in questo caso appaiono molto forzate: Gottfredson e Walsch non approfondiscono il tema del nulla, non spiegano che cosa si intenda con questo concetto e perché si contrapponga all'Essere. Riguardo ai temi futuristici dei robot e degli alieni, si tratta di tematiche molto frequenti negli Anni Cinquanta che riempono i film e i racconti di fantascienza e si spiegano più con le fantasie sugli sviluppi della scienza che con riflessioni filosofiche. La tematica degli altri mondi inoltre è molto presente, neanche a dirlo, nella tradizione magico-esoterica di cui lo stesso Giordano Bruno era seguace e a cui sappiamo che Disney era devoto in quanto appartenente alla massoneria.

Per concludere, Topolino nel saggio di Giorello e Cozzaglio viene descritto come un filosofo razionalista, cartesiano e scientista, ma più che l'immagine reale del famoso Topo sembra essere il riflesso delle convinzioni stesse di Giorello e della sua allieva, Ilaria Cozzaglio. Topolino è infatti sicuramente un Topo intelligente e pensante, ma non è possibile individuare una sua linea di pensiero coerente e approfondita come dovrebbe essere una filosofia in senso stretto. Se invece per filosofia s'intende la capacità di riflettere, allora il discorso cambia e Topolino è davvero un filosofo.

[Rosanna Oliveri]